Un bestiario 2.0 per chi ama gli animali


«Sta scritto che il re Salomone parlava con i quadrupedi, con gli uccelli, con i pesci e con i vermi. (….)
Per conto mio, trovo che comunque non è sportivo servirsi di un anello magico nei rapporti con gli animali: anche senza ricorrere alla magia le creature viventi ci raccontano le storie più belle, cioè quelle vere. E in natura la verità è sempre assai più bella di tutto ciò che i nostri poeti, gli unici autentici maghi, possono anche soltanto immaginare».
KONRAD LORENZ, L’Anello di Re Salomone

mercoledì 1 maggio 2013

FELINI LEGGENDARI


Photo by Sel
http://www.flickr.com/photos/-sel-/1810757532/

“E il gatto? Oh, per se non volle quasi niente! Si tolse per sempre gli scomodi stivaloni, non rivolse mai più la parola a nessuno e tornò al suo mestiere di gatto di buona famiglia”.

Con queste semplici parole si conclude una delle più celebri fiabe, Il gatto con gli stivali, il cui furbo protagonista a quattro zampe, ereditato da un giovane senza il becco d’un quattrino, si trasforma per lui nella più grande delle risorse e riesce a regalargli un futuro agiato, da principe consorte.

Il gatto in questo caso si trasforma in un emblema, incarna l’astuzia sottile in grado di sopraffare gli antagonisti del suo padrone. Da sempre il potere fascinatorio e la valenza simbolica attribuita al piccolo felino attraversano le culture in modo trasversale ed inaspettato. Da creatura mitologica e venerata nell’antico Egitto a compagno di scorribande delle streghe durante il Medioevo, il gatto, spesso suo malgrado, ha saputo farsi strada nell’immaginario collettivo incarnando pregi e difetti, divenendo esempio o monito, oggetto dell’interesse scientifico e bersaglio prediletto della superstizione. Gli antichi bestiari medievali, raccolte di aneddoti e credenze del tempo sulle varie creature viventi, spesso confuse e mescolate con animali e mostri mitologici, descrivono il gatto come un essere misterioso ed indecifrabile, legato per questo all’esoterismo, alla stregoneria, spesso incarnazione del diavolo, delle streghe, delle anime dei morti, delle fate. Da questa visione derivano una serie di superstizioni e credenze, nella maggior parte dei casi poco generose nei confronti del gatto. Alcune di esse hanno un fondo di verità, dal momento che si può trattare di interpretazioni errate di comportamenti felini ai quali siamo abituati ad assistere: ad esempio, l’etologo Desmond Morris nell’opera Capire il gatto sfata una credenza popolare che è costata l’abbandono a tanti ignari felini, ovvero la convinzione che i mici si avvicinino alle culle per rubare il respiro ai bambini. In realtà, forse attratti dal vagito dei neonati che può ricordare i miagolii, i gatti si avvicinano alle culle per semplice curiosità. Animale “esploratore” per eccellenza, il gatto di casa si avvicinerà alla culla incustodita per “sbirciare” l’ultimo arrivato, lo strano uomo in miniatura che fa tutto quel baccano. Ma di rubare il respiro neanche a parlarne! La sua presunta amicizia con le forze oscure ha generato inoltre la credenza secondo la quale il cervello del gatto conteneva un veleno potente. Ma l’elenco di superstizioni derivate dalle caratteristiche comportamentali del piccolo felino non finisce qui: gli schiamazzi durante l’accoppiamento venivano infatti giustificati dalla tradizione popolare con la convinzione che il liquido seminale del gatto maschio fosse ardente e generasse nella femmina un dolore atroce. La tradizione popolare, lontana dalla spiegazione scientifica di tale comportamento, aveva tuttavia individuato il reale fastidio che prova la femmina durante l’accoppiamento, che si conclude con quel sonoro e sofferto miagolio e una bella zampata ai danni del “focoso” amante. Il motivo reale del comportamento è la particolare conformazione dell’organo genitale maschile del gatto, caratterizzato dalla presenza di corte spine acuminate, finalizzate alla stimolazione dell’ovulazione indotta nella gatta.

Avete mai provato a fissare a lungo un gatto negli occhi? Se è il vostro gatto, che vi conosce e ha imparato ad interagire con un modo di fare del tutto “umano”, è probabile che ricambi il vostro sguardo, regalandovi alcune delle bellissime sensazioni descritte anche dai grandi poeti che dal piccolo felino hanno ricevuto amicizia ed ispirazione. Ma se il gatto è un randagio, poco avvezzo alle moine degli esseri umani, è più probabile che fili via a gambe levate o, addirittura, diventi aggressivo se non ha alcuna via di fuga. Il motivo è da ricercarsi nel significato che gli animali attribuiscono allo sguardo fisso: una vera e propria minaccia. Da questo comportamento deriva una delle credenze che stiamo passando in rassegna. Alcune tradizioni popolari, infatti,insegnano ai bambini a tenere in braccio con prudenza l’animale perché, se esso vede il proprio riflesso nei nostri occhi, si avventa e graffia quello che crede essere un rivale.

L’amore del gatto per il focolare domestico e per gli ambienti accoglienti è invece all’origine della simbologia domestica che il nostro amico ha incarnato. Durante il Medioevo il gatto era considerato una protezione potente contro gli influssi malefici e contro gli incendi delle abitazioni. Questa sorta di riabilitazione di una creatura letteralmente “demonizzata” durante i secoli bui ci farebbe ben sperare… se non fosse per la macabra tradizione che accompagnava questa convinzione: murare vivo un gatto nella casa a perenne protezione del focolare domestico. Fortunatamente un’altra superstizione bilancia la precedente: uccidere un gatto porta sulla persona che lo fa sette anni di guai. Ma se  uccidere è peccato, non si può dire lo stesso del rubare: la tradizione vuole che perché un gatto sia un buon cacciatore di topi deve essere rubato dalla casa dove abita. In Sicilia, ad esempio, il furto dell’animale, così come quello delle galline, non era considerato peccato da confessare al sacerdote, come recita un vecchio detto in dialetto: “ Gaddi e gaddini, li Signuri si nni ridi”, ovvero “Gatti e gattini, il Signore se ne ride”, nel senso che non se ne cura.

Da angelo del focolare a creatura libera, il gatto affascina anche per questo “multiforme ingegno”. Il suo amore per la vita libera gli ha garantito un posto, sia pur solo simbolico, sull’Olimpo. Il nostro amico a quattro zampe compare infatti accanto alla dea della Libertà. Proprio rifacendosi a questa immagine la Repubblica Francese adottò l’emblema della Libertà con un gatto acciambellato ai suoi piedi.

Il gatto, in molte regioni italiane legate alla tradizione contadina, è anche più efficace di una stazione meteorologica. Un detto triestino, ad esempio, recita: “Co’ el gato se lissa piovi”. Il che tradotto suona come “ Se il gatto si lecca il pelo viene acqua giù dal cielo”, quindi si dice che quando il gatto si lava il muso insistentemente con la zampa la pioggia è prossima. Non vi sono legami scientifici tra questo comportamento e le precipitazioni, ma comunemente si spiega tale nesso con l’aumento di elettricità dell’aria all’avvicinarsi del temporale, che potrebbe produrre un fastidio nell’animale, tanto da indurlo a lisciarsi insistentemente il pelo. A Firenze per descrivere questo comportamento si fa riferimento ai versi del Fagiuoli: “ Ed in questo osservate col zampino/ se si passa l’orecchio e dite pure/ che farà pioggia perch’egli è indovino…”.

Come tutti gli amanti dei gatti avranno avuto modo di osservare, il nostro piccolo amico è un grandioso equilibrista. Ciò che non tutti sanno è che la coda gioca un ruolo fondamentale, soprattutto nel meccanismo che consente al gatto di rovesciarsi in aria durante la caduta per atterrare sulle zampe. La coda del micio è stata oggetto di una vera e propria persecuzione a causa di false credenze: in Sardegna e in Emilia, ad esempio, si era soliti tagliare la coda del gatto perché si riteneva che contenesse un vermicello che poteva in qualche modo inibirne la crescita. Il fatto che il gatto cada sempre in piedi, secondo quanto narra Almacin, vissuto nel secolo XI, è un regalo di Maometto per la sua gatta, di nome Mueza. Un giorno, secondo la leggenda, Mueza si addormentò sul mantello del suo padrone. Quando il profeta dovette alzarsi non volle disturbare la sua Mueza, tanto il suo sonno gli parve profondo e mirabile, che decise di tagliare il lembo di mantello sui cui la gatta dormiva e andò via. Al suo ritorno Mueza, che aveva compreso l’attenzione riservatele dal suo padrone, gli fece la riverenza, inarcando il dorso e alzando la coda. Maometto la carezzò tre volte e fece da allora a tutti i gatti il dono di cadere sempre sulle zampe, riservando alla sua Mueza un posto in Paradiso. E’ un piacere concludere la nostra carrellata di simbologie e credenze proprio con questa leggenda che affonda le sue radici in una lontana e bella amicizia. Perché ogni legame tra due creature diverse, come il gatto e l’uomo, si fonda sempre sul rispetto reciproco e sull’amore, quello vero, figlio della conoscenza, della condivisione e della comprensione.
Pubblicato su Catzine, giornale online de I Gatti della Piramide



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3 commenti:

  1. E' un piacere scoprire l'origine di antiche superstizioni e detti ancora attuali...d'altra parte, il fascino del gatto è infinito!

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  2. E chi può negarlo? ;) E pensare che ancora oggi vedo e sento gente che a certi detti tremendi ci crede... pochi giorni fa un medico diceva ad un corso per future mamme che il gatto in casa in gravidanza è pericoloso... informazioni fuovianti e pericolose!
    :(

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    1. E si purtroppo alcuni medici mettono ancora in giro queste voci..e alcune si fanno convincere..sicuramente sono cose dette da chi poco sa dei gatti e da chi non li ama

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