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Photo by Ilaria Della Corte |
La canzone di Bruno
Lauzi, le favole della tradizione, filastrocche, indovinelli: mille modi di
ritrarre i diversi volti di questo simpatico animaletto, amico del sole e della
primavera.
Simbolo antico, per
millenni ha incarnato ciò che è solido, concreto. Molte raffigurazioni
pittoriche e scultoree la ritraggono intenta a sostenere il Mondo, fondamento
dell’ordine cosmico e dell’universo. Per la forma del suo guscio, la tartaruga
ne è stata infatti una delle rappresentazioni: la corazza superiore (scudo) è
incurvata come il cielo sulla parte inferiore (il piastrone) che simboleggia la
terra, anticamente ritenuta piatta. Per questa sua attinenza con l’ordine
cosmico, nella tradizione il numero delle placche che ne compongono
l’esoscheletro (quello che chiamiamo comunemente “guscio”), ovvero 24,
simboleggiava il Cosmo.
Come abbiamo visto
nella presentazione del blog, gli animali, nell’arte, nella letteratura e
nell’immaginario collettivo spesso incarnano vizi e virtù tipicamente umane. Lo
testimoniano le favole morali tradizionali o le cosiddette leggende
eziologiche, ossia quelle leggende che spiegano l’origine di una determinata
specie di animale. La tartaruga non fa eccezione ed è un simbolo ricorrente e
trasversale a molteplici culture.
Essa rappresenta la
solidità, la concretezza, l’attaccamento alle cose terrene per via delle sue abitudini
di animale che striscia sul suolo e al quale gli antichi bestiari attribuivano
anche vita sotterranea (quest’ultima convinzione è da attribuirsi all’abitudine
di questi rettili di scavare buche nel terreno per deporre le uova o di
sotterrarsi durante il periodo di ibernazione o estivazione, ovvero durante le fasi
“letargiche”). A quest’ultima caratteristica biologica, il riposo invernale, si
riconducono tutte le usanze della tradizione contadina che fanno previsioni
metereologiche in base alla profondità e alla rapidità con cui le tartarughe
scavano la buca per trascorrere il letargo: più si affrettano, maggiori sono le
probabilità che si vada incontro ad un inverno rigido.
Per la sua
conformazione, caratterizzata dalla presenza di un esoscheletro esterno, è
simbolo stesso della casa, della riservatezza e del focolare domestico.
L’incedere lento di
questo animaletto (mai constatato, a dir la verità, nella mia velocissima
tartaruga d’assalto!) lo ha reso l’emblema stesso della lentezza, non in senso meramente“passivo”,
bensì quale caratteristica associata alla ponderazione e alla saggezza. Di qui
uno dei miei motti preferiti: “Festina lente”, cioè “Affrettati lentamente”,
attribuito dallo scrittore latino Svetonio all’imperatore Augusto. La
raffigurazione pittorica del motto rappresenta una tartaruga spinta da una vela
e, in qualche caso, circondata da angeli o cherubini.
Sempre legata alla
proverbiale andatura della tartaruga e alla sua costanza e perseveranza è la
celebre favola che la vede protagonista di una gara di corsa con la lepre. Come
sappiamo, quest’ultima pagherà a caro prezzo la sua superbia e si vedrà
superata dalla tartaruga che sa che “Chi va piano, va sano e va lontano”, come
recita il vecchio adagio. E’ questa la simbologia a cui attingono anche i
detti: “Col tempo la tartaruga arriva in cima al monte” e “Senza fretta la
tartaruga va dove corre la lepre”.
Nell’antica Grecia
questo tenace animaletto è stato simbolo della Musica, perché si narra che dal
suo guscio Mercurio abbia creato la prima lira, e del Peloponneso, visto che le
tartarughe terrestri erano molto diffuse in quell’area geografica.
La tradizione
popolare ci consegna anche una serie di Santi protettori degli animali. La
tartaruga gode in questo caso di una posizione di privilegio poiché ha come
protettore celeste la Madonna, per via di una commovente leggenda che fa
infinita tenerezza a chi conosce le movenze goffe di questo animaletto mentre
cerca di mangiare cose che sfuggono alla sua insaziabile voracità.
Narra la leggenda
che, dopo la morte di Gesù, Maria fosse talmente affranta dall’assenza fisica
del suo Figlio Divino da sprofondare in una profonda ed inguaribile tristezza.
Né gli apostoli a cui Gesù l’aveva affidata, né le persone a lei più care
riuscivano a strapparle un solo sorriso. Un giorno, mentre era nel suo giardino, seduta sotto un albero di ciliegio, a pensare a Gesù, notò
una piccola tartaruga che invano cercava di mordicchiare una ciliegia caduta
dall’albero, senza riuscirvi perché il frutto continuava a rotolare senza che
essa arrivasse a raggiungerlo. La ciliegia andava avanti e la tartaruga dietro.
Per la prima volta dopo la morte di Gesù, grazie a quel piccolo e buffo
animaletto, la Madonna sorrise di nuovo e si sentì sollevata. Da allora veglia su queste
piccole creature e, di conseguenza, per chiunque faccia loro del male è
prevista una severa punizione celeste: chi uccide una tartaruga patirà in terra
tanti anni, quanti sono quelli che la tartaruga impiega a salire le scale del
Paradiso che la conducono dalla Vergine.

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