Un bestiario 2.0 per chi ama gli animali


«Sta scritto che il re Salomone parlava con i quadrupedi, con gli uccelli, con i pesci e con i vermi. (….)
Per conto mio, trovo che comunque non è sportivo servirsi di un anello magico nei rapporti con gli animali: anche senza ricorrere alla magia le creature viventi ci raccontano le storie più belle, cioè quelle vere. E in natura la verità è sempre assai più bella di tutto ciò che i nostri poeti, gli unici autentici maghi, possono anche soltanto immaginare».
KONRAD LORENZ, L’Anello di Re Salomone

martedì 21 maggio 2013

BESTIARIO 2.0 - LA TARTARUGA



Photo by Ilaria Della Corte

 
La canzone di Bruno Lauzi, le favole della tradizione, filastrocche, indovinelli: mille modi di ritrarre i diversi volti di questo simpatico animaletto, amico del sole e della primavera.

Simbolo antico, per millenni ha incarnato ciò che è solido, concreto. Molte raffigurazioni pittoriche e scultoree la ritraggono intenta a sostenere il Mondo, fondamento dell’ordine cosmico e dell’universo. Per la forma del suo guscio, la tartaruga ne è stata infatti una delle rappresentazioni: la corazza superiore (scudo) è incurvata come il cielo sulla parte inferiore (il piastrone) che simboleggia la terra, anticamente ritenuta piatta. Per questa sua attinenza con l’ordine cosmico, nella tradizione il numero delle placche che ne compongono l’esoscheletro (quello che chiamiamo comunemente “guscio”), ovvero 24, simboleggiava il Cosmo.

 

Come abbiamo visto nella presentazione del blog, gli animali, nell’arte, nella letteratura e nell’immaginario collettivo spesso incarnano vizi e virtù tipicamente umane. Lo testimoniano le favole morali tradizionali o le cosiddette leggende eziologiche, ossia quelle leggende che spiegano l’origine di una determinata specie di animale. La tartaruga non fa eccezione ed è un simbolo ricorrente e trasversale a molteplici culture.

 
Essa rappresenta la solidità, la concretezza, l’attaccamento alle cose terrene per via delle sue abitudini di animale che striscia sul suolo e al quale gli antichi bestiari attribuivano anche vita sotterranea (quest’ultima convinzione è da attribuirsi all’abitudine di questi rettili di scavare buche nel terreno per deporre le uova o di sotterrarsi durante il periodo di ibernazione o estivazione, ovvero durante le fasi “letargiche”). A quest’ultima caratteristica biologica, il riposo invernale, si riconducono tutte le usanze della tradizione contadina che fanno previsioni metereologiche in base alla profondità e alla rapidità con cui le tartarughe scavano la buca per trascorrere il letargo: più si affrettano, maggiori sono le probabilità che si vada incontro ad un inverno rigido.

 
Per la sua conformazione, caratterizzata dalla presenza di un esoscheletro esterno, è simbolo stesso della casa, della riservatezza e del focolare domestico.

 
L’incedere lento di questo animaletto (mai constatato, a dir la verità, nella mia velocissima tartaruga d’assalto!) lo ha reso l’emblema stesso della lentezza, non in senso meramente“passivo”, bensì quale caratteristica associata alla ponderazione e alla saggezza. Di qui uno dei miei motti preferiti: “Festina lente”, cioè “Affrettati lentamente”, attribuito dallo scrittore latino Svetonio all’imperatore Augusto. La raffigurazione pittorica del motto rappresenta una tartaruga spinta da una vela e, in qualche caso, circondata da angeli o cherubini.

Sempre legata alla proverbiale andatura della tartaruga e alla sua costanza e perseveranza è la celebre favola che la vede protagonista di una gara di corsa con la lepre. Come sappiamo, quest’ultima pagherà a caro prezzo la sua superbia e si vedrà superata dalla tartaruga che sa che “Chi va piano, va sano e va lontano”, come recita il vecchio adagio. E’ questa la simbologia a cui attingono anche i detti: “Col tempo la tartaruga arriva in cima al monte” e “Senza fretta la tartaruga va dove corre la lepre”.


Nell’antica Grecia questo tenace animaletto è stato simbolo della Musica, perché si narra che dal suo guscio Mercurio abbia creato la prima lira, e del Peloponneso, visto che le tartarughe terrestri erano molto diffuse in quell’area geografica.


La tradizione popolare ci consegna anche una serie di Santi protettori degli animali. La tartaruga gode in questo caso di una posizione di privilegio poiché ha come protettore celeste la Madonna, per via di una commovente leggenda che fa infinita tenerezza a chi conosce le movenze goffe di questo animaletto mentre cerca di mangiare cose che sfuggono alla sua insaziabile voracità.

Narra la leggenda che, dopo la morte di Gesù, Maria fosse talmente affranta dall’assenza fisica del suo Figlio Divino da sprofondare in una profonda ed inguaribile tristezza. Né gli apostoli a cui Gesù l’aveva affidata, né le persone a lei più care riuscivano a strapparle un solo sorriso. Un giorno, mentre era nel suo giardino, seduta sotto un albero di ciliegio, a pensare a Gesù, notò una piccola tartaruga che invano cercava di mordicchiare una ciliegia caduta dall’albero, senza riuscirvi perché il frutto continuava a rotolare senza che essa arrivasse a raggiungerlo. La ciliegia andava avanti e la tartaruga dietro. Per la prima volta dopo la morte di Gesù, grazie a quel piccolo e buffo animaletto, la Madonna sorrise di nuovo e si sentì sollevata. Da allora veglia su queste piccole creature e, di conseguenza, per chiunque faccia loro del male è prevista una severa punizione celeste: chi uccide una tartaruga patirà in terra tanti anni, quanti sono quelli che la tartaruga impiega a salire le scale del Paradiso che la conducono dalla Vergine.

 

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