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| Photo by Sel http://www.flickr.com/photos/-sel-/1810757532/ |
“E il gatto? Oh, per se non volle quasi niente! Si tolse per sempre gli scomodi stivaloni, non rivolse mai più la parola a nessuno e tornò al suo mestiere di gatto di buona famiglia”.
Con queste
semplici parole si conclude una delle più celebri fiabe, Il gatto con gli
stivali, il cui furbo protagonista a quattro zampe, ereditato da un giovane
senza il becco d’un quattrino, si trasforma per lui nella più grande delle
risorse e riesce a regalargli un futuro agiato, da principe consorte.
Il gatto in
questo caso si trasforma in un emblema, incarna l’astuzia sottile in grado di
sopraffare gli antagonisti del suo padrone. Da sempre il potere fascinatorio e
la valenza simbolica attribuita al piccolo felino attraversano le culture in
modo trasversale ed inaspettato. Da creatura mitologica e venerata nell’antico
Egitto a compagno di scorribande delle streghe durante il Medioevo, il gatto,
spesso suo malgrado, ha saputo farsi strada nell’immaginario collettivo incarnando
pregi e difetti, divenendo esempio o monito, oggetto dell’interesse scientifico
e bersaglio prediletto della superstizione. Gli antichi bestiari medievali,
raccolte di aneddoti e credenze del tempo sulle varie creature viventi, spesso
confuse e mescolate con animali e mostri mitologici, descrivono il gatto come
un essere misterioso ed indecifrabile, legato per questo all’esoterismo, alla
stregoneria, spesso incarnazione del diavolo, delle streghe, delle anime dei
morti, delle fate. Da questa visione derivano una serie di superstizioni e
credenze, nella maggior parte dei casi poco generose nei confronti del gatto. Alcune
di esse hanno un fondo di verità, dal momento che si può trattare di
interpretazioni errate di comportamenti felini ai quali siamo abituati ad
assistere: ad esempio, l’etologo Desmond Morris nell’opera Capire il gatto sfata una credenza popolare che è costata
l’abbandono a tanti ignari felini, ovvero la convinzione che i mici si
avvicinino alle culle per rubare il respiro ai bambini. In realtà, forse
attratti dal vagito dei neonati che può ricordare i miagolii, i gatti si
avvicinano alle culle per semplice curiosità. Animale “esploratore” per
eccellenza, il gatto di casa si avvicinerà alla culla incustodita per
“sbirciare” l’ultimo arrivato, lo strano uomo in miniatura che fa tutto quel
baccano. Ma di rubare il respiro neanche a parlarne! La sua presunta amicizia
con le forze oscure ha generato inoltre la credenza secondo la quale il
cervello del gatto conteneva un veleno potente. Ma l’elenco di superstizioni
derivate dalle caratteristiche comportamentali del piccolo felino non finisce
qui: gli schiamazzi durante l’accoppiamento venivano infatti giustificati dalla
tradizione popolare con la convinzione che il liquido seminale del gatto
maschio fosse ardente e generasse nella femmina un dolore atroce. La tradizione
popolare, lontana dalla spiegazione scientifica di tale comportamento, aveva
tuttavia individuato il reale fastidio che prova la femmina durante
l’accoppiamento, che si conclude con quel sonoro e sofferto miagolio e una
bella zampata ai danni del “focoso” amante. Il motivo reale del comportamento è
la particolare conformazione dell’organo genitale maschile del gatto,
caratterizzato dalla presenza di corte spine acuminate, finalizzate alla
stimolazione dell’ovulazione indotta nella gatta.
Avete mai
provato a fissare a lungo un gatto negli occhi? Se è il vostro gatto, che vi
conosce e ha imparato ad interagire con un modo di fare del tutto “umano”, è
probabile che ricambi il vostro sguardo, regalandovi alcune delle bellissime
sensazioni descritte anche dai grandi poeti che dal piccolo felino hanno ricevuto
amicizia ed ispirazione. Ma se il gatto è un randagio, poco avvezzo alle moine
degli esseri umani, è più probabile che fili via a gambe levate o, addirittura,
diventi aggressivo se non ha alcuna via di fuga. Il motivo è da ricercarsi nel
significato che gli animali attribuiscono allo sguardo fisso: una vera e
propria minaccia. Da questo comportamento deriva una delle credenze che stiamo
passando in rassegna. Alcune tradizioni popolari, infatti,insegnano ai bambini
a tenere in braccio con prudenza l’animale perché, se esso vede il proprio
riflesso nei nostri occhi, si avventa e graffia quello che crede essere un
rivale.
L’amore del
gatto per il focolare domestico e per gli ambienti accoglienti è invece
all’origine della simbologia domestica che il nostro amico ha incarnato. Durante
il Medioevo il gatto era considerato una protezione potente contro gli influssi
malefici e contro gli incendi delle abitazioni. Questa sorta di riabilitazione
di una creatura letteralmente “demonizzata” durante i secoli bui ci farebbe ben
sperare… se non fosse per la macabra tradizione che accompagnava questa
convinzione: murare vivo un gatto nella casa a perenne protezione del focolare
domestico. Fortunatamente un’altra superstizione bilancia la precedente:
uccidere un gatto porta sulla persona che lo fa sette anni di guai. Ma se uccidere è peccato, non si può dire lo stesso
del rubare: la tradizione vuole che perché un gatto sia un buon cacciatore di
topi deve essere rubato dalla casa dove abita. In Sicilia, ad esempio, il furto
dell’animale, così come quello delle galline, non era considerato peccato da
confessare al sacerdote, come recita un vecchio detto in dialetto: “ Gaddi e gaddini,
li Signuri si nni ridi”, ovvero “Gatti e gattini, il Signore se ne ride”, nel
senso che non se ne cura.
Da angelo del
focolare a creatura libera, il gatto affascina anche per questo “multiforme
ingegno”. Il suo amore per la vita libera gli ha garantito un posto, sia pur
solo simbolico, sull’Olimpo. Il nostro amico a quattro zampe compare infatti
accanto alla dea della Libertà. Proprio rifacendosi a questa immagine la Repubblica Francese
adottò l’emblema della Libertà con un gatto acciambellato ai suoi piedi.
Il gatto, in
molte regioni italiane legate alla tradizione contadina, è anche più efficace
di una stazione meteorologica. Un detto triestino, ad esempio, recita: “Co’ el
gato se lissa piovi”. Il che tradotto suona come “ Se il gatto si lecca il pelo
viene acqua giù dal cielo”, quindi si dice che quando il gatto si lava il muso
insistentemente con la zampa la pioggia è prossima. Non vi sono legami
scientifici tra questo comportamento e le precipitazioni, ma comunemente si
spiega tale nesso con l’aumento di elettricità dell’aria all’avvicinarsi del
temporale, che potrebbe produrre un fastidio nell’animale, tanto da indurlo a
lisciarsi insistentemente il pelo. A Firenze per descrivere questo
comportamento si fa riferimento ai versi del Fagiuoli: “ Ed in questo osservate
col zampino/ se si passa l’orecchio e dite pure/ che farà pioggia perch’egli è
indovino…”.
Come tutti gli
amanti dei gatti avranno avuto modo di osservare, il nostro piccolo amico è un
grandioso equilibrista. Ciò che non tutti sanno è che la coda gioca un ruolo
fondamentale, soprattutto nel meccanismo che consente al gatto di rovesciarsi
in aria durante la caduta per atterrare sulle zampe. La coda del micio è stata
oggetto di una vera e propria persecuzione a causa di false credenze: in
Sardegna e in Emilia, ad esempio, si era soliti tagliare la coda del gatto
perché si riteneva che contenesse un vermicello che poteva in qualche modo
inibirne la crescita. Il fatto che il gatto cada sempre in piedi, secondo
quanto narra Almacin, vissuto nel secolo XI, è un regalo di Maometto per la sua
gatta, di nome Mueza. Un giorno, secondo la leggenda, Mueza si addormentò sul
mantello del suo padrone. Quando il profeta dovette alzarsi non volle
disturbare la sua Mueza, tanto il suo sonno gli parve profondo e mirabile, che
decise di tagliare il lembo di mantello sui cui la gatta dormiva e andò via. Al
suo ritorno Mueza, che aveva compreso l’attenzione riservatele dal suo padrone,
gli fece la riverenza, inarcando il dorso e alzando la coda. Maometto la
carezzò tre volte e fece da allora a tutti i gatti il dono di cadere sempre
sulle zampe, riservando alla sua Mueza un posto in Paradiso. E’ un piacere
concludere la nostra carrellata di simbologie e credenze proprio con questa
leggenda che affonda le sue radici in una lontana e bella amicizia. Perché ogni
legame tra due creature diverse, come il gatto e l’uomo, si fonda sempre sul
rispetto reciproco e sull’amore, quello vero, figlio della conoscenza, della
condivisione e della comprensione.
Per
maggiori informazioni sull'attività dell'associazione che si occupa della
storica colonia felina o per adottare uno dei meravigliosi
"inquilini" della Piramide Cestia di Roma:
Vi segnalo inoltre un'altra associazione a tutela dei mici, che gestisce un'oasi felina molto bella a Roma, I Mici di Azalea. Per informazioni e contatti visitate il loro sito:
Curiosità, consigli e dialogo con tanti a-mici per condividere la vostra passione felina: visitate il sito

E' un piacere scoprire l'origine di antiche superstizioni e detti ancora attuali...d'altra parte, il fascino del gatto è infinito!
RispondiEliminaE chi può negarlo? ;) E pensare che ancora oggi vedo e sento gente che a certi detti tremendi ci crede... pochi giorni fa un medico diceva ad un corso per future mamme che il gatto in casa in gravidanza è pericoloso... informazioni fuovianti e pericolose!
RispondiElimina:(
E si purtroppo alcuni medici mettono ancora in giro queste voci..e alcune si fanno convincere..sicuramente sono cose dette da chi poco sa dei gatti e da chi non li ama
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