Un bestiario 2.0 per chi ama gli animali


«Sta scritto che il re Salomone parlava con i quadrupedi, con gli uccelli, con i pesci e con i vermi. (….)
Per conto mio, trovo che comunque non è sportivo servirsi di un anello magico nei rapporti con gli animali: anche senza ricorrere alla magia le creature viventi ci raccontano le storie più belle, cioè quelle vere. E in natura la verità è sempre assai più bella di tutto ciò che i nostri poeti, gli unici autentici maghi, possono anche soltanto immaginare».
KONRAD LORENZ, L’Anello di Re Salomone

martedì 23 aprile 2013

LE BELLE E LE BESTIE: LE DONNE E LA SCIENZA DEL COMPORTAMENTO



Photo by Kelly Garbato
www.flickr.com/photos/smiteme/372440103

Prendo spunto da un bel libro di Carole Jahme “La bella e le bestie”, per questa mia riflessione di oggi.
Ricordo di averlo letto con attenzione in qualche pomeriggio romano rovente dell’estate scorsa, in compagnia di un amico d’eccezione, il mio amato micio, Nuvola.

Oggi, mentre ripenso a quelle pagine, accanto all’irrefrenabile ed infinita nostalgia del mio amatissimo gattone, mi tornano alla mente i pensieri tutti al femminile che quella lettura ha suscitato in me. E’ la storia delle pioniere della primatologia, un ritratto fedele di donne “ordinarie”, con un talento straordinario: farsi accettare da animali selvatici e diventare parte del loro branco, del loro mondo, delle loro giornate, studiare il loro comportamento e consegnarci pagine preziose sugli aspetti della vita segreta di queste stupende creature.

C’è un dato estremamente interessante che emerge dalla lettura di questo libro e da una crescente parte della letteratura di settore: noi donne siamo le più amate dagli animali.
Ci accettano più volentieri e in minor tempo in prossimità del branco o dei gruppi familiari. Leggono il nostro comportamento come meno aggressivo rispetto ai nostri conspecifici di sesso maschile.
Da parte nostra, noi donne sfoderiamo un’empatia senza eguali e una capacità di leggere il comportamento non verbale più immediata rispetto a quella degli uomini, probabilmente derivante dal nostro ruolo di madri, creature istintivamente attente ai segnali di esseri non in grado di comunicare attraverso le parole.

 Un legame inscindibile, insomma, quello tra le belle e … le bestie. Le pagine di Carole Jahme dipingono le vite avventurose di tre ragazze (Jane Goodall, Dian Fossey, Biruté Galdikas), chiamate Leakesy’s Angels, gli Angeli di Leakey, interessate all’etologia, desiderose di trovare uno sponsor accademico che consenta loro una ricerca sul campo. Lo trovano nel Prof. Louis Leakey, uno dei primi ad avere l’intuizione che affidare gli studi sul campo a ricercatori in gonnella può rivelarsi un buon affare. La maggior parte delle scoperte rivoluzionarie sulla quotidianità di questi animali la dobbiamo a loro: dai legami familiari all’uso di utensili, passando per gli aspetti prossemici e la costruzione di artefatti. Un lungo percorso, quello fatto dalle studiose, per il quale sono stati sacrificati affetti, sicurezza personale, in alcuni casi la vita. Penso all’esperienza tragica di Diane Fossey, al suo cruento omicidio, a quella sua espressione disperata accanto al cartello che reca la scritta “Why, Ruanda?”, con il quale chiede di rompere il muro di omertà che circonda l’uccisione del suo “oggetto” di studio, il gorilla di montagna Digit, brutalmente decapitato dai bracconieri con l’intento di lasciare un messaggio a quella testarda donna che proprio non ne voleva sapere di abbandonare le scimmie al suo destino. Mi viene in mente quella nuova, stravagante usanza, di dare un nome ai singoli esemplari, come membri della propria famiglia. Una decisione fuori dagli stretti confini della consuetudine accademica del tempo, che prevede di attribuire agli “oggetti” di studio solo un numero o codice identificativo.
Penso a Jane Goodall, una donna bellissima, ritratta tra i cespugli, come una sorta di musa ispiratrice di qualche poeta bucolico, nei primi scatti che la ritraggono, di cui oggi parla con ironia. Una vita, quella di Jane Goodall, dedicata agli scimpanzé, ai cuccioli resi orfani dal bracconaggio e al desiderio di far nascere qualcosa di bello dall’armonia tra animali e uomini, con una miriade di progetti volti a dare lavoro e istruzione, nel nome della tutela del patrimonio naturalistico e faunistico. Penso ad una famiglia dedita allo studio dei misteriosi e timidi Orangutan, capaci di grandi tenerezza e, al contempo, di comportamenti violenti.
Si dice che le donne seguano il cuore. Come dimostrano le vite e l’esperienza di molte donne speciali, lo seguono a maggior ragione quelle che hanno cervello.

Siti consigliati:

Jane Goodall Italia
Blog Dr. Biruté Galdikas
Gorilla Fund


 

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