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| Photo by Jerik0ne "Bimbo di legno" www.flickr.com/photos/jerik0ne/2527756424 |
«Il gatto tornò a casa. E disse a tutti gli animali suoi amici: “Fra cinque giorni da oggi, annunciate a tutti che io sono morto e che voi vi preparate a seppellirmi”. Il quinto giorno il gatto si allungò piatto al suolo, fingendo di essere morto. E tutti gli animali vennero e danzarono intorno a lui. D’un tratto il gatto balzò in piedi e si avventò contro il topo per mangiarlo».
Il gatto protagonista di questa favola mente per rimediare un pasto senza fare troppa fatica. Ma quanto c’è di vero in questo racconto? Gli animali possono davvero mentire? Se raccontassimo questa storia a un bambino e gli chiedessimo cosa ne pensa, probabilmente non avrebbe difficoltà a credere che anche un animale possa dire una bugia. Chiunque condivida le giornate con un animale domestico sa bene che loro, gli altri animali, ognuno con le proprie esigenze e caratteristiche, sono più simili a noi di quanto crediamo.
Incontriamo allora insieme i nostri amici “bugiardi” e scopriamo quanti tipi e livelli di menzogna esistono nel regno animale.
Un primo livello di bugia, il mimetismo, risultato di un adattamento dettato dall’evoluzione, è raramente intenzionale. Si tratta, più che altro, di uno stratagemma inventato dalla natura per creare una difesa per animali vulnerabili. Quando si parla di mimetismo la mente va subito al camaleonte che cambia colore a seconda dell’ambiente. In realtà le modalità di mimetizzazione sono tante e non si limitano a garantire una somiglianza cromatica tra animale ed ambiente.
Molti animali hanno una livrea terrifica che riproduce occhi minacciosi. In genere si trovano su parti nascoste che vengono esibite in caso di pericolo. Quando allarga le ali, la farfalla Vanessa io mette in mostra il disegno degli occhi che spaventa il predatore, perché fa sorgere in lui il dubbio di trovarsi faccia a faccia con un altro vertebrato che lo fissa.
Alcuni insetti si difendono invece con le macchie di sviamento. La farfalla Semele, se infastidita, schiude le ali quel tanto che basta per far vedere una macchiolina nera con un puntino bianco, simile a un occhio d’insetto. Lo scopo non è evitare la beccata ma far in modo che l’aggressore la diriga verso una parte non vitale dell’animale, come la punta estrema delle ali.
Restando tra gli insetti “bugiardi”, la Photuris, una specie di lucciola, imita le intermittenze che le femmine di un’altra specie usano per incontrare i maschi durante il periodo dell’accoppiamento, per attirare e divorare i malcapitati.
Alcuni uccelli, che costruiscono il nido a terra, come pivieri e beccaccini, improvvisano vere e proprie messinscene per attirare su di sé l’attenzione dei predatori che si avvicinano. Il volatile “bugiardo” può fingere di covare un nido inesistente che si trova in posizione diametralmente opposta a quello reale, per indurre il pericoloso predone a scavare in una buca vuota. Se la situazione lo consente il piviere può anche fingersi vulnerabile e ferito, trascinando un’ala o mostrando di zoppicare, in modo da farsi inseguire dal predatore e allontanarlo il più possibile dai piccoli. Non possono sorgere dubbi sull’intenzionalità di tali comportamenti, dal momento che l’ uccello usa questo tipo di diversivo solo in presenza di potenziali razziatori. Se si avvicinano al nido bovini o grossi ungulati, infatti, i pivieri, invece di far finta di essere feriti, si alzano ben visibili sulle zampe e “schiamazzano”: sanno bene che gli ungulati non mirano alle loro uova ma rischiano di calpestarle.
Le bugie pienamente consapevoli sono una prerogativa di animali più evoluti: i nostri cugini primati, ad esempio, sono molto abili a mentire. Le scimmie non solo sanno ingannare i propri simili ma hanno dimostrato di capire anche quando un imbroglio viene messo in atto. Alcuni studiosi hanno ad esempio potuto verificare che dei piccoli primati erano in grado di capire che un essere umano era stato ingannato da un altro. Il test sulle aspettative si realizzava in questo modo: un etologo nascondeva una mela, di cui aveva mangiato un pezzo, in una scatola. Poi si allontanava dalla stanza all’interno della quale si trovava la scatola. Sopraggiungeva poi un altro ricercatore che prendeva il frutto e lo nascondeva in un altro posto. Le scimmie, che avevano seguito tutta la scena, erano consapevoli delle aspettative del primo ricercatore e dell’inganno da lui subito e, pertanto, si mostrarono estremamente sorprese quando il primo ricercatore, ritornato nella stanza, cercò direttamente la mela nel suo nuovo nascondiglio e non dove credeva di averla lasciata.
Il padre dell’etologia, Konrad Lorenz, racconta con tenerezza la storia delle piccole bugie del suo cane, il vecchio Bully. A Bully accadeva, visto che i suoi sensi non erano più quelli di una volta, di abbaiare contro il suo padrone che rientrava a casa, non riconoscendolo nel buio. Queste “brutte figure” erano diventate frustranti per il cagnolino che inventò uno stratagemma per giustificare il suo comportamento sbagliato: quando si rendeva conto dell’errore, Bully oltrepassava il suo padrone, fingendo di andare ad abbaiare contro qualcos’altro che si trovava alle spalle di Lorenz! Chi non riconoscerebbe nella storia di Bully piccoli gesti tipici dei nostri amici a quattro zampe quando tentano di giustificare un loro comportamento a noi sgradito?
In base all’esperienza e all’evidenza scientifica, Noi e gli altri animali siamo diversi, eppure così simili. Che si parli di bugie o di corteggiamento, di aggressività o cura dei piccoli, c’è sempre qualcosa che ci unisce in modo inscindibile. E’ in questo contrasto tra le somiglianze e le differenze che deve trovare spazio la dimensione del rispetto: nelle somiglianze con gli altri animali troviamo noi stessi, con pregi e difetti che ci caratterizzano, grazie alle differenze possiamo invece imparare e condividere. Ricordando sempre che la conoscenza è il fondamento del rispetto. Quello vero, senza bugie, che dovremmo garantire ai nostri compagni di viaggio sul pianeta.
* Pubblicato su “Gli Altri animali”, Trimestrale dell’OIPA Italia

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