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| Photo by Eric Heupel A mother's touch http://www.flickr.com/photos/eclectic-echoes/54629630/ |
La
leggenda delle “lacrime del coccodrillo”, come tutte le leggende, ha un fondo
di verità. È indubbio che il coccodrillo pianga, cioè che lacrimi.
Questo
comportamento è necessario per espellere i sali in eccesso. La leggenda, però,
parla di lacrime di coccodrillo versate dall’animale dopo aver divorato i
figli. Pentito del suo crudele comportamento nei confronti della prole, il grosso rettile sfogherebbe così il
suo dolore. A far nascere questo detto è stato l’atteggiamento del coccodrillo
verso i suoi piccoli, perché, spesso, esso li trasporta in bocca, tra i suoi
temibili denti e, straordinariamente, non fa loro alcun male. I coccodrilli
neonati, poco più grandi di una lucertola, non potrebbero sentirsi così al
sicuro in nessun altro posto. Nonostante la tendenza antropomorfica non porti a
pensare ad un animale come il coccodrillo come esempio di rapporto
genitore/figlio, il temibile rettile gode di
ottima fama tra gli etologi per
le cure parentali.
Gli
etologi definiscono cure parentali «la parte di investimento parentale di un
individuo successiva alla fecondazione» (Mainardi D., Dizionario di etologia,
Einaudi, Torino, 1992, p. 233). In alcune specie, tra cui la maggior parte dei
mammiferi, le cure parentali sono indispensabili perché la prole non nasce
autosufficiente. In altri casi, come avviene per molti pesci o rettili, sono
totalmente assenti. In fatto di cure parentali, però, non si può mai
generalizzare. Animali simili per molti aspetti possono relazionarsi alla prole
in modo completamente differente: sia il coccodrillo che la tartaruga sono
rettili, eppure il primo è un genitore premuroso e vigile, che sorveglia
instancabilmente la prole fin quando essa non diviene autonoma, l’altra si
limita a depositare le uova in una buca scavata nel terreno e poi se ne
disinteressa del tutto.
Non si sa
con esattezza perché alcuni animali si dedichino alle cure parentali, ma sono
state avanzate numerose ipotesi.
Un fattore
che sembra influenzarne l’esistenza è l’habitat naturale di una determinata
specie animale: l’accudimento della prole è più probabile per quegli animali
che vivono stabilmente in un luogo. Le cure parentali, ad esempio, sono
presenti in molte specie di pesci della barriera corallina, mentre non
sarebbero altrettanto prevedibili per pesci che vivono in mare aperto. Anche le
minacce alla sopravvivenza della prole, determinate dalla presenza di predatori
o situazioni ambientali sfavorevoli, possono costituire un motivo biologico
della dedizione parentale. Ad esempio il Bledius
Spectabilis, un coleottero che popola le zone dell’Europa Settentrionale,
depone le uova in un cunicolo sotto terra. Se non ci fosse la madre a ventilare
il cunicolo, i piccoli morirebbero
soffocati.
Non c’è dubbio che, parlando di cure parentali,
accanto al valore biologico del rapporto genitore/figlio, abbia un ruolo
importante anche l’aspetto comunicativo di una fase della vita che, all’ adulto
e al cucciolo, lascia un bagaglio di esperienze fondamentali. La comunicazione
genitori/figli si avvale spesso di messaggi non verbali, volontari e
involontari, importanti quanto la “fortuna” genetica e le condizioni
favorevoli. Capire e farsi capire dai propri genitori è indispensabile per i
cuccioli che devono subito instaurare un
rapporto unico e speciale con gli unici esseri che possono nutrirli,
proteggerli e insegnare loro le regole dello straordinario gioco della vita.
Fonti bibliografiche:
ALLPORT S., Tutti i genitori del mondo. Viaggio nella famiglia
animale, Baldini e
Castoldi, Milano, 1998
MAINARDI D.,
Dizionario di etologia, Einaudi, Torino, 1992

Interessante... l'argomento meriterebbe un approfondimento!
RispondiEliminaCiao! Ti ringrazio, a breve pubblicherò un articolo sui segnali infantili e le cure parentali più dettagliato... ;)
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