Un bestiario 2.0 per chi ama gli animali


«Sta scritto che il re Salomone parlava con i quadrupedi, con gli uccelli, con i pesci e con i vermi. (….)
Per conto mio, trovo che comunque non è sportivo servirsi di un anello magico nei rapporti con gli animali: anche senza ricorrere alla magia le creature viventi ci raccontano le storie più belle, cioè quelle vere. E in natura la verità è sempre assai più bella di tutto ciò che i nostri poeti, gli unici autentici maghi, possono anche soltanto immaginare».
KONRAD LORENZ, L’Anello di Re Salomone

martedì 11 marzo 2014

AMICIZIE NON CONVENZIONALI. Anna Maria Crippa racconta a Dolittle le cure parentali dei suoi scalari


Photo by Anna Maria Crippa


Il fascino di un acquario è che permette di osservare il comportamento dei pesci come se vivessero in natura, osservare il loro modo di vivere, la loro territorialità e le cure parentali. Ho avuto solo pesci tropicali di acqua dolce e ad essi faccio riferimento.

La famiglia dei ciclidi è stata per me la più interessante perché tutti questi pesci hanno in comune la territorialità e la cura della prole, sviluppata in modi diversi a seconda dell’habitat naturale in cui vivono. Inoltre alcuni sono dotati di una spiccata intelligenza che permette loro di interagire con la persona che li accudisce e che essi riconoscono.
Vorrei raccontarvi la mia esperienza con degli scalari. L’ho trovata bellissima e stupefacente.
Lo scalare è appunto un ciclide originario dei fiumi amazzonici ma si è abituato dopo anni di allevamento in cattività a vivere bene anche nei nostri acquari. Naturalmente, se si vuole osservarli nella riproduzione, occorre dedicare loro una vasca riproducendo in modo consono il loro habitat naturale.
Non esiste dimorfismo  sessuale se non al momento della riproduzione, quindi è impossibile acquistare un maschio e una femmina, è consigliabile iniziare con sei piccoli, lasciarli crescere ed attendere che si formi un coppia. Divenuti adulti potremo assistere alle lotte che maschi e femmine faranno tra di loro per conquistare il territorio e il partner prescelto. Le lotte non sono mai cruente, perché gli scalari sono pesci abbastanza pacifici. Se l’acquariofilo auspica al successo riproduttivo dei vari esemplari è opportuno dividere la coppia dai compagni di vasca, non potendo la coppia stessa espellere dal proprio territorio gli intrusi, con conseguente grave pericolo per la futura prole. La coppia è detta fissa perché si mantiene unita per tutta la vita. Le uova vengono deposte preferibilmente su foglie larghe , ossigenate dai genitori che le mantengono pulite da eventuali muffe e che provvedono ad eliminare le uova non fecondate. Dopo circa due giorni di cure incessanti, le uova si schiudono e le larve vengono deposte con la bocca dai genitori  su una foglia nelle vicinanze. I piccoli ancora non sanno nuotare, sono provvisti di un gran pancione (sacco vitellino) che si consuma progressivamente, assolvendo alla funzione di alimentarli per altri tre giorni.  In questi tre giorni i genitori continuano a sorvegliare i piccoli avannotti di cui si notano i codini in movimento, li ventilano con le pinne pettorali per mantenerli ben ossigenati e con la bocca li spostano appendendoli sempre alla foglia in formazioni simili a piccoli grappoli di uva. La piccolissima testa degli avannotti produce un filo che li mantiene appesi ed uniti a grappolo.Al sesto giorno, finalmente i piccoli sono in grado di nuotare ed esplorano l’acquario in cerca di cibo, accompagnati e vigilati dai genitori.Queste sono le cure raccontate in modo molto semplice,che gli splendidi scalari dedicano ai loro piccoli.

Photo by Anna Maria Crippa


Descritte per sommi capi le cure parentali,vado a raccontare la mia personale esperienza.
Possedevo una coppia di scalari nata in casa mia, che dopo aver vissuto e prolificato abbondantemente in un acquario da 200l. mi vedevo costretta per mancanza di spazio,a spostare in una vasca da 80 l. per loro comunque sufficiente. Dovendo già crescere altri pesci , nella nuova vasca mettevo solo piante con foglie piccole ed inadatte alla riproduzione, nella speranza che la coppia, in mancanza delle foglie larghe preferite, se ne stesse tranquilla, rinunciando alla deposizione. Una sera però, dopo poco tempo, notavo la femmina che girava agitata cercando disperatamente un punto dove poter deporre le uova. Avevo appena comperato un cono di terracotta che avrebbe dovuto servire per la riproduzione dei discus, per cui in mancanza d’altro provai a introdurre quello in acquario.
Dopo solo mezz’ora la deposizione era cominciata e dopo 48 ore le uova schiudevano e i pesci incominciavano a spostare le larve lungo il cono. La sera seguente però ,forse perché nuovo, il cono si rivelava inadatto ad un nuovo spostamento e le larve scivolavano continuamente, finendo sul fondo di sabbia. A questo punto la femmina decideva in mancanza d’altro supporto di spostare le larve su una foglia stretta e sottile, totalmente inadatta allo scopo, con il risultato che il fondo si riempiva sempre più di larve e i due scalari non sapevano più” che pesci pigliare”.
L’affannarsi di quei genitori mi commuoveva. Non avendo altro a disposizione, toglievo tutte le piante inadatte e provavo a sostituirle con due belle foglie larghe di tessuto, di una pianta finta che avevo in casa. Le avrebbero usate?
Nel giro di 5 minuti dopo una vigorosa e sommaria pulizia ad una foglia da parte di entrambi i genitori, la femmina incominciava a spostare le larve rimaste sul cono. Un problema era risolto, rimaneva da fare il recupero di tutte le larve rimaste sul fondo che erano molte e sparpagliate.
Ma bisognava fare presto, visto la presenza sulla sabbia di numerose lumache. Decidevo quindi di intervenire ancora per aiutarli.
Devo premettere che anni fa, avendo perso la fiducia nelle cure parentali e con la tipica impazienza del neofita alle prime riproduzioni, allontanavo le uova subito dopo la schiusa ma immancabilmente riuscivano a sopravvivere solo una trentina di avannotti. Dopo vari tentativi, avendo osservato che gli scalari appendono sempre le larve quasi in verticale e spesso nei pressi di una porosa (bolle di aria), provavo con infinita pazienza ad imitarli. Avvalendomi di un contagocce, riuscivo a prelevare le larve e disporle tutte in verticale su un filtrino di poliuretano espanso, scartando la classica foglia sulla quale non riuscivo a farle aderire. Il gioco era fatto, il risultato di una numerosa covata (200 circa) ottenuto.
Avvalendomi quindi di questa tecnica, ma non volendo togliere le larve ai genitori, introducevo in acquario il famoso filtrino ed incominciavo la paziente raccolta, sperando che i pesci capissero. Dopo due vigorosi attacchi del maschio alle mie mani, e un po’ di perplessità della femmina che rimaneva qualche minuto ad osservare, mi ritrovavo con la femmina che concitata faceva la spola dal cono alla foglia per spostare le larve, io che contemporaneamente le recuperavo dal fondo e le depositavo sul filtrino, ed il maschio che veniva a prendere i piccoli da me raccolti per depositare anche questi sulla foglia.
Poiché la femmina aveva ormai terminato lo spostamento dal cono prima che io finissi la raccolta, incominciò a presentarsi anch’essa davanti al filtrino in attesa che io vi deponessi i piccoli per unirli al resto.
Entrambi i pesci avevano quindi capito che li stavo aiutando ed attendevano che deponessi le larve per trasportarle. É stata una esperienza fantastica, una vera collaborazione, ci siamo capiti.
Agli acquariofili che dovessero leggere, rivolgo l’appello di rinunciare alle riproduzioni artificiali.
Non c’è niente di più bello che vedere allevare gli avannotti dai loro genitori. Cerchiamo di capirli, aiutiamoli ma non togliamo loro la soddisfazione di nuotare coi loro piccoli.
Questa immagine ci ripagherà delle fatiche e non ha importanza quanta attesa sarà necessaria.  Ne sarà valsa comunque la pena.


*Anna Maria Crippa è un’appassionata acquariofila. Il suo allevamento amatoriale inizia in modo del tutto casuale per poi trasformarsi in un’avventura trentennale.

L’interesse crescente per i pesci tropicali la porta  all’incontro con i ciclidi africani e amazzonici, specie in cui la riproduzione rappresenta un momento delicato e impegnativo, fatto di gesti, ritualità e abnegazione da parte dei genitori nei confronti della prole.

Nel 1981 Anna Maria e suo marito individuano la strada giusta da percorrere per riprodurre con regolarità i discus: sono i primi ad allevarli in Italia.

2 commenti:

  1. Non avrei mai pensato che anche con i pesci si potesse creare un legame...grazie Anna per la tua interessantissima testimonianza.

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  2. Grazie mille, carissima Anna, per questa preziosa testimonianza. Le cure parentali degli scalari sono l'esempio perfetto per mostrare come questi splendidi animali siano molto di più che un semplice "ornamento"... ho sempre odiato la definizione "pesci ornamentali", ancora tanto in voga tra gli acquariofili!

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